L’AIPD risponde alle scuse di Travaglio su “mongoloide” a Otto e Mezzo

L’AIPD risponde alle scuse di Travaglio su “mongoloide” a Otto e Mezzo

Ieri mattina il presidente dell’Associazione Italiana Persone Down Paolo Virgilio Grillo ha inviato a Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, una lettera con una richiesta di scuse in forma privata sull’uso del termine “mongoloide” nel corso della trasmissione Otto e Mezzo del 20 settembre 2017 in cui era ospite:

Gentile signor Travaglio,

sono Paolo Virgilio Grillo, presidente dell’Associazione Italiana Persone Down, realtà presente in Italia dal 1979 e attiva in tutta la penisola con 51 sedi. Ci occupiamo delle persone con sindrome di Down, i nostri figli, da quasi 40 anni per garantire loro un futuro migliore sostegno medico adeguato, un’efficace inclusione scolastica, corsi di autonomia che li aiutino a vivere una vita il più possibile indipendente, inserimenti lavorativi, strutture assistenziali adeguate. Molte cose per fortuna sono cambiate e oggi le persone con sindrome di Down, vanno a scuola, partecipano, qualcuno lavora e questo grazie al loro impegno e a quello di chi è loro affianco.

Le scrivo perché con vivo dispiacere ieri abbiamo assistito nel corso della trasmissione Otto e Mezzo ad una sua affermazione in diretta in cui ha pronunciato la parola “mongoloide” con evidente intento dispregiativo. Ci stupiamo e addoloriamo che ancora oggi – dopo tanto lavoro fatto in questi anni per promuovere una corretta immagine delle persone con sindrome di Down – si sia costretti ad ascoltare commenti del genere, per di più da un professionista della comunicazione. Questo modo di parlare per offendere ci ferisce in un modo che lei forse non riesce ad immaginare.

Con la presente vorrei sollecitare da parte sua, a nome di tutte le persone con sindrome di Down e delle loro famiglie delle scuse ufficiali.

Il giornalista ha risposto nel pomeriggio con delle scuse che riportiamo qui sotto:

Gentile dottor Grillo,
se avrà la bontà di riascoltare la trasmissione, vedrà che il mio intento era tutt’altro, come quando si dice a qualcuno “lei mi sta dando del matto”, non si intende screditare i malati psichiatrici.  Tra l’altro ho alcuni casi molto vicini di ragazzi down dai quali so di avere soltanto da imparare. Mi sono limitato a dire che trattare 8 milioni di elettori da handicappati come ha fatto lo scrittore Carofiglio mi pare un’assurdità; se però con queste parole (…) ho offeso qualcuno, me ne scuso dal più profondo del cuore

un caro saluto, Marco Travaglio

Questa la risposta del presidente Grillo inviata stamattina:

Gentile dottor Travaglio,

Vorrei entrare nel merito delle sue considerazioni per farle capire meglio la nostra indignazione. Il problema a mio avviso è nell’uso stesso della parola “mongoloide”, cosi come di “handicappato” o “ritardato mentale” a prescindere dal loro contesto. Sono parole che venivano ampiamente utilizzate fino agli anni ’80 , ma da allora lunga strada è stata percorsa perché potessero essere utilizzati termini nuovi, piu’ autenticamente legati alla condizione e rispettosi della dignità delle persone che cosí venivano definite. Il loro uso infatti, e lei lo dimostra oggi, è nel tempo diventato un insulto sinonimo di totale e assoluta incapacità di comprendere . Ma oggi è persone con sD hanno dimostrato di avere capacita’ e di poter avere un ruolo nella nostra società se se ne da’ loro l’opportunità.Questo è il motivo per cui – pur sembrando una questione di lana caprina – ieri il telefono dell’associazione ha suonato tutto il pomeriggio con soci indignati dall’uso pubblico di “mongoloide”, un termine che è indissolubilmente legato ai tratti somatici dei nostri figli è che non vorremmo sentire ne’ in strada ne’ ancor più sui media. Lei è un giornalista, direttore di una testata, opinionista di alto livello: in bocca a lei “mongoloide” pesa come il piombo.

Spesso atti di bullismo sui nostri figli iniziano con insulti del genere, capisce bene quindi che la forma diventa, in alcuni casi, sostanza. Credo che sia un problema deontologico: chiamare “mongoloide” qualcuno vuol dire ledere l’immagine e la dignità delle persone con sindrome di Down e le loro famiglie, cosa che – ne sono certo – non aveva alcun desiderio né intenzione di fare.

Sperando di avere spiegato il nostro punto di vista nel modo più chiaro possibile le rinnovo il ringraziamento per le sue scuse e la invito a venirci a trovare, per conoscere altre persone, oltre ai suoi amici, con sindrome di Down e scoprire così che l’assioma down-imbecille non è così reale come la gente crede. Ci auguriamo che in futuro lei ci aiuti a portare una cultura nuova nelle case degli italiani dove rispetto e tolleranza abbiano spazio più degli insulti.
Grazie

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