Progetto individuale

Progetto individuale

Riportiamo il commento, a cura di Salvatore Nocera, della recente sentenza del Tribunale civile di Ancona (n° 893 del 30 Maggio 2016) che ha stabilito che il progetto individuale delle persone con disabilità non può essere modificato dal Comune per motivi di bilancio:

Il Tribunale civile di Ancona con la sentenza n° 893 del 30 Maggio 2016 ha consolidato la natura giuridica del progetto individuale di vita, previsto dall’art. 14 della l. n° 328/2000 a favore delle persone con disabilità, stipulato con l’interessato dal Comune che ne assume la responsabilità politica globale e giuridica per i servizi di propria competenza.

Inizialmente i Comuni hanno ritenuto che la formulazione dell’art. 14 fosse una previsione solo politica senza alcuna rilevanza giuridica. Ma negli ultimi anni, specie per iniziativa dell’ANFFAS, sono stati promossi molti processi per fare accertare l’esistenza di un dovere giuridico di formulazione di tale progetto.
Adesso questa sentenza rafforza questa natura giuridica del progetto individuale di vita affermando che addirittura trattasi di un contratto tra Comune e interessato che non può essere modificato unilateralmente dal Comune.
Oggetto della sentenza è stato un progetto individuale che, per un adulto con disabilità assai complessa sottoposto a tutela, prevedeva la sua collocazione in un centro residenziale ed in un centro diurno, dove svolgeva pure attività riabilitativa. Successivamente il Comune, adducendo problemi di bilancio, ha deciso unilateralmente di modificare il progetto, stabilendo che la persona dovesse permanere solo nel centro residenziale, dove pure avrebbe potuto svolgere attività riabilitativa. Il tutore dell’interessato ha allora citato il Comune per violazione del contratto ed il Tribunale gli ha dato ragione.
Questi alcuni stralci più significativi della sentenza:
“Il Giudice Tutelare ha dunque fatto buon governo della prevalente giurisprudenza, alla quale anche questo giudice intende dare continuità, secondo cui la predisposizione di un progetto personalizzato a favore di un utente affetto da disabilità viene a costituire un diritto soggettivo “incomprimibile in dipendenza di carenze organiche, ovvero di esigenze di bilancio” (TAR Lazio 470512015; TAR Toscana, n. 5412014; arg. ex Cass., n. 2601120146; arg. ex C.Cost.,n. 80/2010).
Tale diritto trova fondamento: nell’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani, nell’art. 24, 25 e 26 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con disabilità, ratificata in Italia con legge 18/2009, nell’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea, negli artt. 9 e 10 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione e nella Costituzione (artt. 2,3,32,34 e 38), art. 14 della legge 328/2000.Alla luce delle argomentazioni che precedono e delle norme richiamate questo giudice ritiene che una volta indicato e definito un PEI a favore di un soggetto disabile, che ha trovato positiva attuazione (cfr verifica Umei del 23.10.2010) questo non può essere ridotto o modificato senza una valida giustificazione, che affondi le sue radici nell’interesse del soggetto disabile.”

E poi più avanti: “Il ctu ha inoltre rilevato che la fisioterapia svolta presso il Cser (centro socio educativo riabilitativo diurno – n.d.r) è frutto di un progetto che va avanti da anni e che tale attività, sebbene astrattamente praticabile presso il Coser (centro residenziale – n.d.r), è bene che sia praticata all’esterno perché, per la patologia diagnosticata, è importante che il soggetto nel corso della giornata non rimanga sempre nella stessa struttura”.

Mentre la prima affermazione del Giudice è fondamentale per consolidare la natura di diritto costituzionalmente protetto dell’interessato, la seconda affermazione ha un ampio respiro inclusivo, evidenziando che la persona con disabilità non deve vivere sempre recluso in un centro, ma ha necessità di vivere in comunità in cui si possano instaurare regolari rapporti di vita quotidiana.

OSSERVAZIONI
Questa sentenza, di cui pure va il merito ad un avvocato consulente dell’ANFFAS, merita di essere presa ad esempio dalle nostre associazioni, affinchè l’istituto del progetto individuale venga richiesto e stipulato sempre più frequentemente nei nostri Comuni.
Occorrerebbe sempre più pretendere che, laddove non sia possibile per le più diverse cause realizzare l’assistenza domiciliare integrata, i progetti individuali debbano prevedere la vita di persone con disabilità complesse in piccole comunità-alloggio di tipo familiare e che per loro la vita non si riduca ad un ricovero di pura degenza, ma assuma i caratteri di una vita con relazioni umane anche esterne, secondo progetti articolati secondo le capacità e le aspirazioni e le abitudini sociali degli interessati.