Polo Nord

di Giuseppe Caccamese

Vorrei viaggiare con la mia nave, e con i miei desideri intorno al mondo, e vorrei vedere il cielo, le stelle, la luna, il sole, vorrei volare con la libertà che mi circonda. Vorrei stare vicino a un fuoco con un sacco a pelo a dormire e sentire le onde infrangersi sulla sabbia sino all’alba e stare ore intere a stordirmi dai dispiaceri e dai dolori e dai problemi.
Nasce una donna rossa dal mare, cammina, avanza l’aurora e spunta il sole al Polo Nord lì vivono le balene nelle oscurità del mare dove lì non filtra la luce del sole. Dove regna sovrana la libertà, rompiamo le catene che ci legano i piedi, i muri, le frontiere, le barriere.

Le regole della vita e della società sono amare. La gente si tira i capelli, si rompe la testa sul pavimento, si leviga la fronte nel muro su e giù.

Perché le regole della vita della vita ci opprimono, ci schiacciano e ci mettono la testa in fondo al mare, ci manca l’aria, ci fanno annegare.

La libertà rompe i muri, oltrepassa le onde, il cielo ma non siamo liberi e lo vorremmo essere davvero. I sub nuotano e trovano i ricci tra le sagome nere nei buchi degli scogli, negli abissi più profondi e inesplorati, e incontaminati, oscuri e li prendono con le mani nude e si fanno male e si pungono e i pesci nuotano liberi, e guizzano.

Io darei la vita per la libertà, morirei per essa, conquistiamocela prendiamocela, ci appartiene, ci tira i capelli perché la libertà ci allontana, ci allontana, ci strappa dalle regole.