Marta e Mauro sposi. Dove disferanno le valigie dopo il viaggio di nozze?

Marta e Mauro sposi. Dove disferanno le valigie dopo il viaggio di nozze?

comunicato stampa
DOVE DISFERANNO LE VALIGIE MAURO E MARTA
DOPO IL VIAGGIO DI NOZZE?

Il “dopodinoi” è anche un “durante noi”: uscire dalla casa di famiglia deve diventare una scelta possibile anche per le persone con sindrome di Down.
Mauro e Marta, sposi il 6 luglio, si godono il loro meritato riposo in viaggio di nozze. 40 anni lui, 30 lei, sono due persone con sindrome di Down che hanno deciso di sposarsi dopo 10 anni di amore e 2 di convivenza in una casa famiglia a bassa intensità assistenziale, ma a settembre non sanno dove andare a vivere: la struttura che li accoglieva, è stata costretta per motivi di sostenibilità economica, a rielaborare il proprio progetto senza al contempo poter garantire una continuità nell’immediato futuro.
Mauro e Marta sono molto autonomi, anche se forse hanno ancora bisogno di un aiuto per la gestione degli imprevisti e di un po’ di supervisione, ma quando si pensa a strutture per la vita adulta di persone con disabilità intellettiva si pensa solo e ancora in modo insufficiente a chi è rimasto senza famiglia. Spesso le risposte ad esigenze come quelle dei nostri sposi sono solo private e con alti costi. Anche quando sono Associazioni e Fondazioni ad avviare risposte innovative, l’ostacolo è il reperimento degli alloggi e quando ci si rivolge al mercato privato molti padroni di casa rifiutano di affittare quando sanno che nella casa vivranno persone con disabilità. È quello che sottolineano i genitori di Marta: “Non stiamo chiedendo un servizio gratuito da parte delle istituzioni – spiega la mamma di Marta – ma ci piacerebbe che i nostri figli trovassero una casa che abbia spese sostenibili per i loro stipendi e il loro stile di vita”.
Se in alcune realtà si possono raccontare esperienze positive su alloggi resi disponibili da ASL o istituti per le case popolari come ad esempio nelle Sezioni AIPD di Pisa e Venezia (dove sono attive esperienze di preparazione alla vita indipendente), queste sono però solo esperienze isolate. Maggiore disponibilità di case a costo agevolato o anche semplicemente un più facile accesso a queste nel patrimonio di Istituzioni ed enti potrebbe permettere oggi a molte più coppie di fare il grande passo che a luglio hanno fatto Mauro e Marta. In un momento in cui le risorse per i servizi sociali sono sempre più esigue investire sull’autonomia possibile oggi di molti giovani e adulti con disabilità intellettiva vuol dire domani non dover ricorrere per loro a strutture assistenziali quando i genitori non ci saranno più, con un grande risparmio per la collettività.

“Forse non tutti sanno – sottolinea Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione Italiana Persone Down – che oggi in Italia il 60% delle persone con sindrome di Down ha già superato i 18 anni. Il tema dell’abitare è un tema che ci interroga con urgenza e che possiamo affrontare solo con creatività, individuando soluzioni con e per le persone con sindrome di Down, integrando professionisti e volontariato, valorizzando tutte le risorse possibili. Ci piacerebbe che qualche ente cominciasse a dare il buon esempio uscendo allo scoperto”.