La sfida di Giuseppe

La sfida di Giuseppe
Salvatore e Giuseppe Caccamese
articolo pubblicato sulla rivista AIPD “Sindrome Down Notizie” n. 1/2011

La montagna della vita
Nella vita bisogna affrontare degli ostacoli, bisogna salire la vetta di una montagna
stando in equilibrio sopra un ponte di corde sospeso nel vuoto.
Mettere i piedi bene sopra una parete rocciosa per salire la montagna,
con la forza delle sole mani, con il coraggio, la fatica, il sudore.
Affrontare le paure che ognuno ha dentro il cuore,
affrontare le sfide impossibili stando tutti assieme in un gioco di squadra.
Non mi sono arreso mai,
non bisogna mollare sulla grande montagna per arrivare sino alla vetta.
Ci sono tanti scalini che girano attorno alla montagna
come una scala a chiocciola che non si ferma mai.

Giuseppe_Caccamese_parete

La poesia qui riportata ha più significato se la si considera accoppiata alle due foto che la accompagnano, scattate in un Parco Avventura che consisteva di ponti tibetani di crescente difficoltà e di una parete da climbing di sette metri. Questa poesia fu infatti scritta da Giuseppe la sera, a letto, dopo l’esperienza mattutina in questo Parco Avventura in un agriturismo in Agosto. Nel silenzio della sera egli riuscì ad esprimere con parole semplici le sensazioni di quella esperienza che riecheggiano le parole dell’istruttore, un giovane rocciatore che per hobby faceva quel lavoro.

L’esperienza fu possibile per le favorevoli condizioni al contorno: 1) tempo a disposizione non essendovi altri giovani in fila per il Parco Avventura 2) istruttore che dall’osservazione e dal colloquio precedente con Giuseppe lo aveva accettato e si era reso conto delle sue potenzialità 3) incoraggiamento da parte dei genitori a tentare l’esperienza unito alla fiducia nelle possibilità del ragazzo che da tanto tempo pratica judo non agonistico dove fatica parecchio.
Giuseppe era molto desideroso di mettersi alla prova dopo aver visto la prova di un ragazzino e noi genitori speravamo che il senso dell’equilibrio e il dominio della fatica gli avrebbero permesso di attraversare quei ponti tibetani a quattro metri di altezza o di impugnare correttamente e con forza i pomelli della parete.
E’ riuscito lentamente e con alcuni suggerimenti sul posizionamento dei piedi a raggiungere la cima della parete: sui ponti tibetani ce l’ha fatta, con lentezza e sudore, sino al quarto ponte; poi dinanzi alle assi di legno perpendicolari oscillanti sulle corde non ce l’ha fatta più per la fatica, la tensione accumulata, il sudore di una caldissima mattinata.

Al termine dell’esperienza lui era felice per aver vinto la paura ed avere superato una sfida con se stesso, ed era anche serenamente consapevole del suo limite per cui aveva interrotto il percorso dei ponti. Il suo desiderio è ora di riprovare con più allenamento e di affrontare un percorso più difficile.
E’ stata una esperienza piccola per un osservatore ma grande per lui e noi desideriamo che questa sia motivo di riflessione per altri genitori perché diano fiducia ai loro figli, nella consapevolezza dei loro limiti e di un rischio calcolato.

Giuseppe Caccamese risponde alle domande sul climbing

Puoi spiegare che cosa si fa nel “climbing”?
Io mi sono arrampicato su una parete tenendomi con le mani e con i piedi a dei pomelli.

Ti ricordi chi ti ha parlato la prima volta del climbing?
La prima volta me ne ha parlato Johnatan che era il mio istruttore

E’ uno sport divertente?
Be, questo sport è divertente ma ci vuole coraggio, fatica e equilibrio

Occorre avere una attrezzatura particolare? Se sì, è facile da usare?
Si, è una imbracatura ed è facile da usare

Che sensazioni hai provato mentre facevi climbing?
Mi sentivo uno scalatore quando io mi sono arampicato

Consiglieresti ad altri ragazzi di fare climbing?
Io consiglio a tutti questi i ragazzi di fare questo sport; ci vuole un ottimo fisicoe un pò di arti marziali.