La cultura dell’inclusione contro gli stereotipi che creano emarginazione

Ieri su molti media è apparsa la notizia che in un nido di Ferrara dove lavora da molti anni una donna con sindrome di Down, la mamma di una bambina ha ritirato la propria figlia adducendo come motivazione la presenza della donna tra le operatrici.

Non conosciamo direttamente la storia pertanto la nostra valutazione si basa esclusivamente su quanto riportato dai media; AIPD lavora da moltissimi anni sull’inserimento al lavoro delle persone con sindrome di Down, sostenendo per prima che è un traguardo alla portata di molti ma non di tutti. Ma quando una persona con sindrome di Down entra nel mondo del lavoro lo fa da lavoratore vero, consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri, possibilmente con il sostegno iniziale di un tutor e poi con un monitoraggio, se necessario, utile a valutare l’andamento del lavoro e affrontare eventuali problematiche che possono insorgere nel tempo. La persona con sindrome di Down che lavora nel nido lo fa da molti anni e la sua direttrice dice “E’ una persona qualificata e ha tutta la nostra fiducia”.
Questo episodio non va dunque a mettere in discussione l’inserimento al lavoro delle persone con sindrome di Down, ci porta invece a riflettere su quanto siamo chiamati a fare perchè gli stereotipi che ancora, evidentemente, esistono intorno a queste persone siano spazzati via dalle esperienze concrete e positive di inclusione.

Sulla vicenda anche l’associazione Siblings ha espresso un suo commento:
Apprendiamo con vivo stupore la notizia riportata dalla Cronaca di Bologna del quotidiano “la Repubblica” il giorno 8 ottobre 2015, secondo cui la mamma di una bambina iscritta in un asilo nido l’avrebbe ritirata poiché in quella struttura lavora una donna con sindrome di Down.
Molti di noi sono cresciuti accanto a persone nate con quella disabilità, e proprio per questo ci sentiamo di tranquillizzare la mamma di quella bimba sul fatto che trascorrere delle ore assieme a quella signora non potrà che giovarle in termini di simpatia e socievolezza.
Dalle dichiarazioni di chi gestisce la struttura, inoltre, sembra che le mansioni affidate alla lavoratrice ausiliaria con sindrome di Down, il cui curriculum e il cui stato di servizio sembrano garantire la massima professionalità, sono state calibrate sulla base dell’effettivo ausilio che può fornire alla struttura, a tutto beneficio dei piccoli utenti, inclusa sua figlia.
Invitiamo la mamma di quella bimba, dunque, a tornare sulla propria decisione e ci offriamo di fornirle la nostra esperienza di adulti, oggi madri e padri di famiglia, che guardano i loro figli giocare serenamente con i fratelli con sindrome di Down.
Perché quella signora, che non abbiamo mai incontrato, in fondo la conosciamo benissimo: è nostra sorella.
Il Comitato Siblings Onlus

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L’immagine utilizzata per questa notizia ritrae un’altra persona con sindrome di Down che lavora in una scuola materna, Lelia, che ha raccontato la sua esperienza sulle pagine della nostra rivista “Sindrome Down Notizie”, QUI si può leggere il suo articolo.